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PloneGov@SGP, e poi?

Alcune riflessioni dopo l'incontro della comunità PloneGov a San Giovanni in Persiceto il 15 giugno 2012.

La prima impressione generale dell'incontro è stata l'alto livello di maturità delle esperienze presentate, sia da enti già noti per i progetti in Plone, sia da enti che per la prima volta hanno partecipato ad un incontro “PloneGov”. Non si è trattato di presentazioni di progetti in divenire o una carrellata di buone intenzioni ma siti web, applicazioni, intere intranet. Soluzioni concretamente utilizzate ogni giorno dagli utenti dei nostri enti.

Naturalmente tutti gli enti cercano risposte altrettanto concrete anche dalla comunità PloneGov.

Riuso, veloce, facile e poco costoso: questa la richiesta di quasi tutti i presenti, ribadita anche nella discussione finale

Altre questioni emerse dagli appunti che ho preso, in ordine sparso:

  • pubblicizzare di più le attività e i prodotti sviluppati da ogni ente, per favorire il riuso

  • definire standard di sviluppo per garantire la massima indipendenza dal fornitore

  • co-progettazione di soluzioni e componenti fra enti e, quindi,

  • trovare modalità per il procurement condiviso

Molte aspettative, inoltre, sul ruolo che può avere Lepida come provider di servizi e come aggregatore della comunità tramite il progetto OpenSourc-ER.

Ma vediamo anche quale valore PloneGov può portare al progetto OpenSourc-ER. PloneGov è una comunità che esiste da alcuni anni, condivide soluzioni open source in un ambito (CMS) e una tecnologia (Plone) circoscritti. E che ha un capitale fatto di esperienze, software e competenze in cerca di essere valorizzato e utilizzato nella maniera più efficiente.

Il modello collaborativo citato nella presentazione di Carlo Allegretti, nel caso di PloneGov si può declinare su due insiemi di utenti, in genere, disgiunti:

  • analisti, sviluppatori, integratori, sistemisti che realizzano soluzioni, scrivono codice, ecc. (per lo più fornitori esterni della PA)

  • decisori e progettisti che hanno il compito di selezionare le tecnologie da utilizzare negli enti pubblici, indirizzare lo sviluppo e gestire i progetti (per lo più funzionari pubblici)

Il primo gruppo - chiamiamolo “Plone technologists” - ha già le sue regole, i suoi strumenti, le sue modalità di interazione che sono quelli propri della comunità Plone, una comunità attiva da molti anni che ha fatto nascere la Plone Foundation a tutela dell'apertura nelle modalità di collaborazione e sviluppo del software Plone.

Il secondo gruppo – chiamiamolo “Plone endorsers” sta ancora cercando il suo spazio e le sue modalità di collaborazione dentro quel contenitore che è PloneGov di cui tutti percepiamo il grande potenziale valore pur non sapendo ancora bene cosa farcene.

OpenSourcer potrebbe rispondere a 2 esigenze:

  1. creare le condizioni sostenibili perchè il gruppo degli endorser riesca a condividere sempre meglio soluzioni, progetti e risorse

  2. creare un ponte fra il gruppo endorsers e il gruppo technologists

Come? Ecco le prime idee che mi vengono in mente, ma è un elenco che va arricchito con il contributo di tutti quanti:

  • creare occasioni e momenti di scambio (incontri, seminari, partecipazione a eventi)

  • favorire acquisti aggregati di servizi Plone

  • accelerare lo sviluppo di servizi/prodotti comuni (magari tramite l'organizzazione di “sprint”)

  • attirare il mondo accademico per formare nuovi plone technologists.

  • ...

Questo elenco va arricchito con tutto ciò che può creare le condizioni per lo sviluppo di un ecosistema Plone sostenibile.

Ne parliamo sul gruppo PloneGov su linkedin?

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pubblicato il 2012/07/11 17:20:00 GMT+1 ultima modifica 2012-07-12T10:03:18+01:00